Scoprendo il Nord Pas de Calais

La regione

Ritornando alla mia storia, ero finalmente in Francia e iniziai ad esplorare il nuovo mondo che mi circondava.

Per alcuni aspetti, trovai appieno gli aspetti della cultura francese che mi avevano fatto innamorare di questo paese: la lingua meravigliosa, le architetture, il pane, i dolci e in generale l’atmosfera francese che mi era sempre piaciuta.

D’altro canto, altri aspetti di Lens non erano esattamente quello che mi aspettavo o che associavo alla Francia nel mio immaginario.

Per chi non lo sapesse (cioè tutti immagino), il Nord Pas de Calais è considerata una delle regioni più povere e problematiche della Francia.

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Lens centro, foto della pagina Le Pays Lensois

E’ infatti una delle aree con più alto tasso di disoccupazione, di immigrazione e problemi sociali. Inoltre, la regione si estende su una fredda e piovosa pianura. I paesaggi naturali non sono un granché e l’attrazione turistica più importante della zona è rappresentata dai Terrils, ovvero delle colline di terra estratte dalle miniere.

Le miniere stanno alla basa della cultura del Pas de Calais. Le cittadine come Lens, sono infatti sorte proprio perché moltissima gente in passato è venuta a lavorarvi, non solo dalla Francia, ma anche dalla Polonia, l’Italia, il Portogallo, la Spagna..

Le vie di queste città, al di fuori del centro, in genere piuttosto borghese, sono costituite da filari di case di mattoni rossi, tutti uguali. Erano le case costruite dalle società minerarie e in cui vivevano gli operai.

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Oignies, foto della pagina Le Pays Lensois

Da quando le miniere sono state chiuse, la maggior parte della popolazione locale si è trovata senza lavoro, il livello di istruzione degli abitanti è in genere abbastanza basso, cosi come quello economico, ed è difficile che vadano a cercare lavoro altrove. Molti restano li, tirando avanti grazie agli aiuti dello Stato, o peggio dandosi alla piccola criminalità.

Essendo un territorio problematico, lo stato francese ha cercato di rivalutarlo un importante stadio di calcio e una branca del museo del Louvre, il Louvre-Lens.

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Louvre-Lens, foto della pagina Le Pays Lensois

Anche la valorizzazione di scambio con giovani provenienti da altri paesi fa parte di questo tentativo di migliorare la situazione dei giovani della provincia perché, come mi disse il mio Tutor “bisogna i ragazzi vedano dei coetanei che viaggiano, si spostano. Bisogna spingerli a andare via, a cercare lavoro altrove, perché qui non ce n’è”.

In poco tempo, insomma, dovetti abbandonare ogni fantasia sullo charme francese per immergermi in questa nuova realtà, fatta di freddo, pioggia, nonché di dialetto Chti, una forma di dialetto particolarmente rozza e divertente.

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Foto della pagina Le Pays Lensois

Il tempo libero

Lens è una città molto piccola, e molto scollegata. Dopo aver visto le miniere ed essere stata 3 volte al Louvre, avevo esaurito le cose da fare. Non era facile trovare un modo per passare il tempo e dopo l’entusiasmo iniziale cominciai a sviluppare insofferenza verso quel luogo formato da file di case rosse.

Molte persone aveano cognomi stranieri, italiani, polacchi o portoghesi, di queste origini pero’ si sono perse quasi completamente le tracce. Ho incontrato molti che si professavano “italiani” ma di fatto non conoscevano che poche frasi nella nostra lingua.

Io, un’italiana “vera” venivo vista come una specie di alieno.

All’inizio quando non padroneggiavo la lingua, mi fu praticamente impossibile avere una vita sociale degna di questo nome.

Oltre alla barriera linguistica, vi era quella dell’età. Come accade spesso nelle cittadine di provincia, uscendo la sera si incontravano quasi solo giovanissimi o over 50. La gente della mia fascia d’età sembrava essere tutta partita oppure preferiva passare il sabato sera in casa.

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Harnes, foto di Le Pays Lensois

A circa un’ora di treno c’era Lille, città grande e dal clima abbastanza internazionale, ricca di locali e svaghi, ma ahimè, l’ultimo treno della sera per Lens partiva alle nove.

Quanta invidia ho provato in quei mesi per chi aveva una macchino o per chi viveva a Lille!

Col senno di poi, tuttavia, sono contenta di essere “finita” a Lens. Credo infatti che la vita che puoi fare in una città come Lille non sia poi cosi diversa da quella che puoi fare in italia, in città come Milano o Roma. Essere expat (o erasmus) in una grande città o in una capitale, non è cosi diverso dall’esserlo in un altra grande città europea. Si finisce per uscire solo con altri expat, a parlare solo inglese, o peggio, italiano con altri italiani.

Andare in posti piccoli, isolati, invece, ti permette di conoscere davvero a fondo la cultura di un luogo.

Inoltre la lentezza di Lens, le giornate vuote, le lunghe attese di piccolissimi e rari eventi come un concerto o un mercatino dell’usato, avevano un ché di meditativo e mi fecero venire molte idee creative.

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Un disegno che ho realizzato in quel periodo a Lens

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