Lo SVE come un ponte verso il lavoro

Il mio progetto SVE

Dopo l’arrivo un po’ turbolento, cominciai a installarmi nella casa, a recarmi quotidianamente al centro, scoprendo finalmente “in pratica” in cosa consisteva il Volontariato Europeo.

La mia missione consisteva nell’essere “Ambasciatrice della Mobilità”. Effettuavo il mio volontariato in una Missione Locale, cioè un centro di orientamento al lavoro per giovani sotto i 25 anni.

Nel nostro ufficio ci occupavamo di progetti internazionali, in pratica aiutavamo i ragazzi a trovare e realizzare volontariati, stage o altri progetti all’estero, fungendo anche da associazione di invio per i progetti SVE.

Era un ambiente molto dinamico e stimolante, avevamo diversi compiti che spaziavano dalla promozione (organizzare riunioni, inviare mail informative), alla consulenza individuale, l’aiuto nella stesura del curriculum, l’organizzazione pratica dell’invio e il supporto ai volontari e agli stagisti all’estero.

E’ stata sino ad ora l’esperienza lavorativa più interessante che mi sia capitato di svolgere, sia per la varietà nelle attività, sia per la possibilità di parlare francese (con i colleghi), inglese (con i collaboratori esteri) e italiano (ho organizzato alcuni corsi per degli stagisti in partenza per il nostro paese).

Avevo scelto questo progetto perché mi vedevo nel futuro a svolgere un lavoro d’ufficio, magari con aspetti internazionali, e pensavo che avrebbe potuto rappresentare una buona aggiunta al mio curriculum.

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Lièvin

Il piano

Avere un progetto a lungo termine è, a mio parere, fondamentale quando si decide di espatriare.

Nel mio caso, io non sono partita tanto per partire. Certo, conoscere e vivere la Francia era da sempre un mio sogno, ma volevo anche che quell’esperienza diventasse un aiuto per la mia carriera lavorativa, sino ad allora costituita da esperienze di stage o lavoretti sottopagati.

Purtroppo la situazione in Italia era abbastanza critica per i laureati in materie umanistiche come me, e pensavo che passare un anno in questo paese mi avrebbe aiutato ad acquisire una buona padronanza della lingua e a trovare più facilmente lavoro.

Avere un piano è stata una fonte di forza, infatti lo SVE, nonostante le possibilità di viaggiare, divertirsi, conoscere persone nuove, non è un’esperienza semplice o da intraprendere alla leggera.

Si tratta pur sempre di passare mesi in un luogo sconosciuto, lontani dalla propria famiglia, immersi in una cultura e in una lingua che si sono estranee. Possono esserci momenti di sconforto e di solitudine. I soldi non sono molti e se si è abituati al comfort della propria famiglia e delle proprie abitudini in Italia, beh la situazione è ben diversa.

Ci tengo a sottolineare questa cosa perché noi abbiamo inviato tanti volontari SVE all’estero, e ne ho visti davvero molti abbandonare i progetti dopo poche settimane/mesi, non appena hanno dovuto fronteggiare delle difficoltà.

Partire senza un obiettivo, pensando di trovare “di meglio”, magari solo perché annoiati della propria cittadina, insomma, non è lo spirito giusto. E’ invece probabile che la vita nel paese straniero risulti più dura di quella che si fa a casa propria. Avere uno scopo a lungo termine invece aiuta a sopportare meglio le difficoltà e a vivere l’esperienza con maggiore determinazione.

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Lens, centro

 “Puntate” precedenti:

Perchè partire?

La ricerca di un progetto

Il progetto diventa concreto

L’arrivo in Francia

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